L'Iran sta valutando l'introduzione di un pedaggio con un regime di accesso selettivo per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dai media iraniani, il parlamento starebbe esaminando un disegno di legge che imporrebbe dazi e tasse ai paesi che utilizzano la rotta per il trasporto di cargo, energia e derrate alimentari.
Lo stretto è una delle arterie marittime più critiche del pianeta: attraverso di esso transita circa un quinto della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendo qualsiasi modifica all'accesso o ai costi di transito un tema di primaria importanza per i mercati energetici e delle commodity globali.
I segnali diplomatici suggeriscono che elementi di un regime di passaggio selettivo siano già operativi. Il ministero degli Esteri thailandese ha comunicato il 19 marzo che l'ambasciatore iraniano a Bangkok avrebbe riferito che le richieste di Bangkok erano state inoltrate alle autorità competenti e che, in quanto "paese amico", alla Thailandia sarebbe stato garantito il passaggio sicuro per le proprie navi commerciali. Negoziati separati risultano in corso per ottenere analoga autorizzazione.
Le informazioni su un sistema di pedaggi restano tuttavia non confermate ufficialmente. Secondo indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, almeno un operatore di petroliere avrebbe corrisposto una tariffa nell'ordine di due milioni di dollari per utilizzare un corridoio de facto attraverso le acque territoriali iraniane, con almeno nove navi che avrebbero percorso questa rotta. Nessuna pubblicazione ufficiale del governo iraniano ha tuttavia confermato tariffe, condizioni di pagamento o importi nei sette giorni scorsi.
Dichiarazioni attribuite a un consigliere della Guida Suprema iraniana delineano uno scenario post-conflitto in cui Teheran potrebbe introdurre un "nuovo regime per lo Stretto di Hormuz" e imporre restrizioni alla navigazione agli stati che hanno adottato sanzioni contro l'Iran. Si tratta di un'indicazione di direzione politica, non di norme attualmente in vigore.
Nel frattempo, la gestione del traffico nel Golfo Persico procede già attraverso misure operative frammentate: notifiche continue da agenti e operatori in Kuwait, Iraq, Bahrain e Oman segnalano i mutevoli livelli di sicurezza e le condizioni portuali, in assenza di un regime unificato e trasparente che disciplini il transito. Sono inoltre in corso lavori per l'istituzione di un corridoio dedicato all'evacuazione dei marittimi dalla regione.