La quotazione del grano duro in Italia viene rilevata settimanalmente dalle Borse Merci di Foggia, Bologna, Roma, Milano e più recentemente dalla CUN (Commissione Unica Nazionale). Qui sotto riportiamo le quotazioni delle ultime due settimane per le varie piazze.
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Qual è la quotazione del grano duro a Foggia questa settimana?
La Borsa Merci di Foggia pubblica ogni mercoledì il listino ufficiale del grano duro, suddiviso per categoria qualitativa: Fino, Buono Mercantile, Mercantile e Biologico. Le quotazioni si intendono franco partenza, IVA esclusa, e rappresentano il riferimento principale per l'intera filiera pastificatrice italiana. I prezzi aggiornati di questa settimana sono disponibili nella tabella qui sopra, con l'indicazione della variazione rispetto alla seduta precedente.
Quanto vale un quintale di grano duro oggi?
Il prezzo del grano duro viene trattato in euro per tonnellata sulle borse merci italiane. Per ottenere il valore al quintale è sufficiente dividere per dieci: se il Fino quota, ad esempio, 300 euro/t, un quintale vale 30 euro. Il valore effettivo dipende dalla categoria merceologica (il biologico incorpora un premio strutturale di solito tra 50 e 80 euro/t rispetto al convenzionale) e dalla piazza di riferimento. Consulta la tabella aggiornata in questa pagina per il valore corrente.
Qual è il prezzo del grano duro per tonnellata?
Le quotazioni del grano duro si esprimono in euro per tonnellata metrica (€/t) e vengono rilevate settimanalmente dalle principali borse merci italiane, Foggia, Bologna, Altamura, oltre che monitorate in continuo attraverso indici europei. Il prezzo varia in funzione della campagna di raccolta, della categoria qualitativa e della piazza. I valori aggiornati sono visibili nel grafico e nella tabella in cima a questa pagina.
Perché il prezzo del grano duro è aumentato (o calato)?
Le variazioni del prezzo del grano duro riflettono l'interazione tra domanda industriale, disponibilità di materia prima nazionale e dinamiche internazionali. Un rialzo si verifica tipicamente quando la produzione nazionale o estera delude le attese, quando le importazioni rallentano per ragioni logistiche o valutarie, o quando la domanda dei pastifici supera l'offerta disponibile. Un ribasso, al contrario, segnala eccesso di offerta, stagione favorevole nei principali bacini produttivi (Canada, Messico, Turchia, Nord Africa) oppure una contrazione dei consumi di pasta. Le quotazioni dei futures internazionali, in particolare il Durum Wheat Index di Chicago e il MATIF di Parigi, funzionano da anticipatori del sentiment globale.
Cosa influenza il prezzo del grano duro in Italia?
Almeno sei variabili agiscono contemporaneamente sulla formazione del prezzo. Il contenuto proteico è il parametro qualitativo dominante: più è elevato, più il prodotto è appetibile per i mulini. Il peso ettolitrico e la vitreosità completano il profilo della cariosside e incidono sulla resa in semola. Sul lato offerta contano le superfici seminate in Italia e nei principali paesi esportatori, le condizioni climatiche durante le fasi critiche di accestimento e riempimento della granella, e i flussi di importazione da Canada, Kazakistan e Turchia. Sul lato domanda pesano i programmi di acquisto dei grandi pastifici, i livelli di scorte lungo la filiera e la stagionalità della produzione. A tutto questo si sovrappone il cambio euro/dollaro, che determina la competitività relativa dell'importato rispetto al prodotto nazionale.
La siccità fa aumentare il prezzo del grano duro?
Sì, ma con una tempistica precisa che è utile conoscere. La siccità autunnale incide sulla fase di germinazione e accestimento; quella primaverile, tra marzo e maggio, è critica per il riempimento della cariosside e per il tenore proteico finale, il parametro commercialmente più rilevante. Un'annata siccitosa riduce le rese medie per ettaro e abbassa la quota di prodotto classificabile come "fino" o "buono mercantile", spingendo i mulini ad aumentare gli acquisti di prodotto estero per mantenere la qualità degli sfarinati. Il mercato risponde, ma raramente nell'immediato: l'impatto si materializza pienamente con le prime quotazioni post-raccolta di giugno-luglio.
Qual è la differenza tra grano duro e grano tenero nei prezzi?
Strutturalmente, il grano duro quota a premio rispetto al tenero. Il differenziale si spiega con la destinazione d'uso: il duro è materia prima quasi esclusiva per la pasta secca, un segmento ad alta specificità qualitativa in cui i mulini non possono sostituire la materia prima senza compromettere il prodotto finale. Il tenero, destinato a pane, pizza e prodotti da forno, è invece più intercambiabile con origini internazionali, il che comprime strutturalmente il premio locale. Lo spread tra le due categorie oscilla nel tempo e si restringe nelle fasi di forte domanda globale di grano tenero e si allarga quando il duro è in offerta abbondante, ma il grano duro raramente scambia sotto il livello del tenero di pari qualità sulla stessa piazza.
Perché il grano duro biologico costa di più?
Il premium biologico incorpora tre componenti distinte. Prima: i costi di produzione più elevati, tra rese per ettaro mediamente inferiori del 20–30% rispetto al convenzionale e la gestione meccanica delle infestanti in assenza di erbicidi. Seconda: i costi di separazione e tracciabilità lungo l'intera filiera, stoccaggio dedicato, analisi di conformità, certificazioni annuali, che gravano su volumi più contenuti. Terza: una domanda proveniente da pastifici bio e retail specializzato strutturalmente meno elastica al prezzo rispetto al mercato convenzionale. Va segnalato che lo spread biologico/convenzionale tende a comprimersi nelle fasi di forte rialzo del mercato, perché il convenzionale reagisce più velocemente ai segnali di offerta scarsa.
Quando escono le prime quotazioni del grano duro del nuovo raccolto?
In Italia la mietitura del grano duro avviene tra fine maggio e fine giugno, con anticipo di circa due-tre settimane nel Tavoliere pugliese rispetto al Centro-Nord. Le prime quotazioni ufficiali del nuovo raccolto compaiono tipicamente nella seconda o terza settimana di giugno sulle borse merci di Foggia e Altamura, non appena i primi carichi vengono conferiti agli stoccatori e sottoposti ad analisi qualitative. Nelle settimane precedenti circolano prime indicazioni commerciali e stime qualitative, ma le forchette di borsa ufficiali arrivano solo con merce fisicamente disponibile e analizzata.
In che periodo dell'anno il prezzo del grano duro è più basso?
Storicamente, i prezzi toccano il minimo stagionale tra luglio e settembre, nel periodo immediatamente successivo alla raccolta, quando la pressione vendita dei produttori è massima. Chi non dispone di capacità di stoccaggio adeguata è costretto a conferire nell'immediato post-trebbiatura, aumentando l'offerta su un arco di tempo ristretto. Chi invece può aspettare beneficia generalmente di un recupero autunno-invernale, quando la domanda molitoria riprende vigore e le scorte post-raccolta si assottigliano. Il ciclo non è rigido: annate con produzioni molto basse o siccità severe possono invertire questo schema, con prezzi che salgono già a luglio per la scarsità di prodotto.
Quali borse merci quotano il grano duro in Italia?
Le piazze istituzionali di riferimento sono quattro. Foggia è la più importante per il grano duro meridionale e il benchmark nazionale per eccellenza, con una commissione prezzi settimanale della Camera di Commercio che produce listini dettagliati per categoria qualitativa. Bologna presidia il mercato del Nord e del Centro, con quotazioni influenzate dalla vicinanza ai grandi distretti molituri emiliani. Altamura (Bari) esprime una piazza specializzata, storicamente legata alla filiera della semola di qualità per il pane DOP e la pasta artigianale. Roma copre prevalentemente le produzioni del Centro Italia.
Chi fissa il prezzo del grano duro in Italia?
In senso tecnico, il prezzo non lo "fissa" nessuno: emerge da una contrattazione tra operatori accreditati nelle commissioni di borsa merci istituite presso le Camere di Commercio. La commissione è composta da rappresentanti di categorie contrapposte: agricoltori, commercianti, stoccatori, trasformatori, che concordano settimanalmente le forchette minimo-massimo per ciascuna categoria qualitativa. Il listino viene pubblicato ufficialmente e diventa riferimento contrattuale per gran parte degli scambi della filiera. A monte, però, le quotazioni italiane si allineano strutturalmente ai mercati internazionali: CBOT Durum, Kansas City HRW, MATIF, CWAD canadese, ovviamente corretti per premi qualitativi e costi logistici: nessuna commissione può fissare un prezzo che si discosti a lungo dal mercato globale senza perdere volumi verso l'importato o verso l'export.